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Bahar Kimyongur è un attivista politico e giornalista con cittadinanza belga, ma di origine turca, la cui vita è oggi in pericolo. Da anni è stata chiesta la sua estradizione dal Belgio, dove è stato processato e assolto da accuse di terrorismo. Ogni volta che ha provato a muoversi in Europa si è trovato di fronte al tentativo delle autorità di Ankara di reiterare la richiesta di estradizione: è accaduto in Spagna e Olanda e ora anche in Italia. Giovedì 21 novembre è stato fermato e rinchiuso nel carcere di Bergamo. Il 2 dicembre il tribunale di Brescia ha deciso la sua scarcerazione con obbligo di dimora prima a Marina di Massa e successivamente nel comune di Massa, in attesa che la giustizia italiana decida del suo futuro. La colpa principale del giornalista è quella di continuare ad occuparsi degli attivisti politici turchi rinchiusi nelle terribili carceri type f. Durante le giornate natalizie, anche Amnesty International si è mobilitata per avere garanzie. L’avvocato Federico Romoli ha emanato un comunicato stampa che esplicita tali preoccupazioni.
Amnesty International ha scritto una lettera in cui esprime preoccupazione per la possibile estradizione di Kimyongur e ripercorre le tappe del suo caso giudiziario, evidenziando che le accuse di associazione terroristica a suo carico sono già state ritenute infondate sia in Belgio che in Olanda. Amnesty denuncia inoltre il maggior rischio di tortura o maltrattamenti in carcere, nonché di violazioni del diritto ad un giusto processo, cui sono esposte in Turchia le persone accusate di reati previsti dalle leggi anti-terrorismo. Vengono anche espresse forti critiche circa l’abuso da parte di alcuni Stati del sistema di segnalazione “Red Notice” dell’Interpol, che – proprio come nel caso di Bahar Kimyongur – si traduce nella reiterazione per gli stessi fatti di arresti e detenzioni di rifugiati, difensori di diritti umani, giornalisti ed attivisti della società civile, pur in presenza di precedenti decisioni giudiziarie di rigetto della richiesta di estradizione. Amnesty conclude dichiarandosi seriamente preoccupata per la possibile estradizione in Turchia di Bahar Kimyongur, che esporrebbe quest’ultimo a gravi violazioni dei suoi diritti umani, tra cui tortura, maltrattamenti ed un processo non equo, e ritenendo perciò che in caso di consegna alla Turchia il Governo italiano verrebbe meno ai propri obblighi di diritto internazionale.
Sabato 4 gennaio, sotto una pioggia sferzante e nel freddo, si è tenuta a Massa una manifestazione per la liberazione di Bahar Kimyongur, promossa da un comitato creato ad hoc a cui hanno aderito l’Anpi numerose associazioni e organizzazioni politiche. In attesa che l’Italia si pronunci in merito alle richiesta di estradizione, si organizzeranno altre mobilitazioni.